Presentato il 30 settembre 20101 dalla minoranza consiliare e votato all’unanimità dal consiglio comunale:
Il consiglio comunale:
PREMESSO CHE:
- il Comune di Monterenzio – con riferimento alla delibera della g.c. n. 38/2010 “approvazione dei criteri per l’accesso alle misure straordinarie promosse dal Comune di Monterenzio a favore delle famiglie per contrastare l’attuale crisi economica”, e in linea con le indicazioni della delibera di giunta regionale 1223/2009 con cui è stato approvato il programma straordinario a contrasto della crisi economica delle misure straordinarie e del Piano di Zona – ha cominciato ad attivare una serie di misure a sostegno delle fasce di popolazione più colpite dalla crisi;
- è da tempo avviato un percorso di collaborazione tra maggioranza e minoranza consigliare, attraverso le apposite commissioni, finalizzato alla ricerca di soluzioni che incidano in modo efficace sui bilanci delle famiglie già pesantemente colpite dalla crisi economica;
- gran parte delle Regioni, Province e Comuni italiani si stanno muovendo in maniera coordinata per manifestare preoccupazione per gli effetti del D.L. n. 78 del 31 maggio 2010, convertito nella legge 122/2010, e dissenso verso alcune delle gravi misure che maggiormente incidono sui servizi ai cittadini;
- si ritiene che il diritto/dovere alla partecipazione sia un valore assolutamente da promuovere, incentivare e sostenere;
CONSIDERATO CHE:
- i tagli previsti da questa manovra economica proposta dal Governo riguardano principalmente gli enti locali, le province e le regioni, che non vengono messi nelle condizioni di ottimizzare le proprie risorse ma che si trovano nelle condizioni di dover scegliere quali fra i servizi di base offrire alla cittadinanza e quali sacrificare.
- le conseguenze di questa manovra economica peseranno su quelle fasce di popolazione che, al contrario, avrebbero maggiormente bisogno del sostegno dello Stato, come i lavoratori, i giovani, gli anziani e le categorie protette.
- anche questa amministrazione è stata messa in grave difficoltà nel poter garantire i servizi di base alla cittadinanza dalla manovra Tremonti.
PRESO ATTO
-
dell’aggiornamento delle “Strategie per il rilancio dell’occupazione e delle capacità produttive e professionali, per promuovere l’innovazione e lo sviluppo sostenibile, per aumentare le opportunità di nuovi lavori e per una nuova coesione sociale”, prodotto il 16 luglio 2010 dal “Tavolo istituzionale del Patto per attraversare la crisi”, promosso dalla Regione Emilia Romagna, ANCI, Legautonomie, UNCEM, UPI regionali, Unioncamere, Associazioni di Impresa e Organizzazioni sindacali dei lavoratori regionali, come da allegato,
INVITA LA GIUNTA E L’AMMINISTRAZIONE TUTTA:
- a manifestare in maniera ferma e decisa il dissenso nei confronti dei provvedimenti governativi che colpiscono le fasce sociali più deboli e impediscono al Comune la possibilità di sostenere adeguatamente i propri cittadini;
- nel rinnovare il proprio impegno in una più efficace organizzazione del lavoro, in un’ottica di riduzione di costi e sprechi, a valorizzare e rendere socialmente visibile il contributo dei propri dipendenti.
- a considerare nella progettazione dei propri piani di sviluppo, indirizzi e iniziative volti alla lotta all’evasione fiscale, al sostegno dell’economia locale, dell’occupazione e dello sviluppo sostenibile.
- a continuare a farsi carico di informare e sensibilizzare i propri cittadini attraverso l’organizzazione di incontri pubblici, per spiegare le conseguenze di questa manovra economica sul proprio sistema dei servizi, valorizzando così la fondamentale importanza e il senso della partecipazione civile.
Monterenzio 30/09/2010
“Tavolo istituzionale del Patto per attraversare la crisi”
Aggiornamento delle strategie per il rilancio dell’occupazione e delle capacità produttive e professionali, per promuovere l’innovazione e lo sviluppo sostenibile, per aumentare le opportunità di nuovi lavori e per una nuova coesione sociale.
La Regione Emilia-Romagna, l’UPI, l’ANCI e la Lega Autonomie regionali, Unioncamere, le Associazioni Imprenditoriali e le Organizzazioni Sindacali regionali confermano gli indirizzi di metodo e di merito contenuti nel “patto per attraversare la crisi, salvaguardando capacità produttive e professionali, occupazione, competitività e sicurezza sociale – Accordo per interventi nei processi di crisi e ristrutturazioni, a salvaguardia dell’occupazione e per la gestione degli ammortizzatori in deroga previsti dall’intesa Stato-Regione del 12 febbraio 2009 e dall’Accordo tra la regione Emilia-Romagna ed il Ministero del lavoro della Salute e delle Politiche Sociali del 16 aprile 2009” (allegato A della deliberazione della Giunta Regionale 18 maggio 2009 n.692).
L’andamento della crisi ha confermato pienamente le ragioni del patto e dell’attenzione dedicata dal sistema nazionale e regionale alla tutela dei redditi dei lavoratori e delle famiglie, alla difesa e promozione dell’occupazione e alla garanzia del credito per le imprese, che ha ricevuto un supporto importante dal fondo straordinario di 50 milioni di euro per i Consorzi Fidi promosso dalla Regione.
I provvedimenti assunti in materia di CIGS hanno coinvolto dal 1° settembre 2008 al 31 maggio 2010, secondo i dati raccolti dal tavolo tecnico di monitoraggio (allegati al presente documento), 815 aziende e 60.187 lavoratori; al primo giugno 2010 720 imprese e 49.530 lavoratori hanno ancora una procedura aperta. Alla data del 1° giugno 2010 6443 unità produttive locali e 41.822 lavoratori sono stati autorizzati a fruire degli ammortizzatori in deroga. 18.600 lavoratori sono stati presi in carico dai servizi per il lavoro e inviati al sistema formativo.
Ciò nonostante le prospettive dell’occupazione si annunciano pesantemente critiche. Tra giugno e dicembre scadono gli accordi di cassa integrazione per 19.457 lavoratori; gli iscritti alle liste di mobilità fra il 2009 e il 2010 sono passati nei primi quattro mesi da 7.751 a 11.969; il tasso di disoccupazione ha toccato nel primo trimestre 2010 il 6,2%.
Pertanto le istituzioni e le parti sociali aderenti al patto convengono sulla necessità di richiedere la conferma, anche per il 2011 e 2012, delle condizioni nazionali e regionali che consentano alle imprese e ai lavoratori di ricorrere alle misure di cassa integrazione, ordinaria, straordinaria e in deroga.
Le parti sottolineano in particolare la necessità di assicurare la continuità e la fruizione dell’utilizzo degli ammortizzatori in deroga, con riferimento alle modalità previste dall’Accordo Stato-Regione e dall’Accordo Regione e Ministero del lavoro, che stabiliscono parità di diritti nell’accesso agli ammortizzatori in deroga per chi è sprovvisto di qualsiasi ammortizzatore e per coloro che abbiano già utilizzato tutti gli strumenti previsti dalla legislazione ordinaria.
Alla luce degli ultimi provvedimenti governativi e per migliorare l’azione della Regione nelle procedure per la concessione degli ammortizzatori sociali, compresi quelli in deroga, e negli interventi nelle crisi e ristrutturazioni, nonché per agevolare la nascita di nuove imprese, le parti convengono di affinare le procedure di gestione, al fine di prolungare la tutela dei lavoratori, coordinare meglio l’impiego delle diverse tipologie di ammortizzatori sociali e aderire con maggiore flessibilità e tempestività alle esigenze delle imprese.
Le parti accolgono altresì con favore la risposta all’interpello formulato al Ministero del Lavoro relativa al sistema di computo della settimana integrabile per la cassa integrazione ordinaria in edilizia e auspicano che l’INPS accolga rapidamente tale interpretazione, in coerenza con la decisione presa per l’industria lo scorso anno, proprio su indicazione delle Istituzioni e delle parti sociali firmatarie del presente documento.
Si conviene infine di rendere operativo il regolamento emanato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per consentire ai lavoratori titolari di trattamenti di sostegno al reddito l’avvio di nuove imprese.
Si conferma l’impegno alla concertazione delle politiche attive del lavoro che devono accompagnare i soggetti beneficiari degli ammortizzatori sociali, per perseguire la piena aderenza ai bisogni del sistema economico e sociale del territorio e in coerenza con le regole comunitarie relativamente all’utilizzo del FSE.
A tal fine la Giunta si impegna a confermare, nel Piano per le Politiche Attive a valere per il 2011, adeguati interventi formativi per i lavoratori che fruiscono degli ammortizzatori sociali nonché specifiche azioni di supporto e accompagnamento alle strategie di sviluppo per le imprese.
I piani delle politiche attive hanno come presupposto la centralità della singola persona, la valorizzazione del ruolo delle associazioni sindacali e datoriali nella definizione dei fabbisogni formativi e l’attribuzione di una funzione strategica alle Provincie.
Le politiche attive del lavoro sono una cerniera indispensabile fra le misure di emergenza e le strategie di sviluppo. Da un alto si tratta di salvaguardare e ricollocare sul mercato del lavoro un prezioso capitale umano; dall’altro lato è evidente che la ripresa economica passa attraverso la conoscenza e la competenza dei lavoratori.
Crescita e lavoro, competitività e sviluppo sostenibile
Le istituzioni e le parti sociali confermano “che le cause e i caratteri della crisi internazionale propongono questioni di fondo e strutturali, per l’economia globale e l’economia italiana: la necessità cioè di nuove regolazioni dei mercati finanziari, ma anche di innovazione nei modelli di sviluppo, di prodotti e di consumi, di maggiori investimenti in istruzione e ricerca; in egual modo nelle politiche economiche a livello internazionale, europeo e nel nostro Paese”.
Sotto questi profili, i pur necessari aggiustamenti della finanza pubblica in corso nei Paesi europei rischiano, se non accompagnati da misure di sostegno della ripresa e dell’innovazione, di non dare uno slancio sostanziale e strutturale agli ancora deboli segnali di ripresa. Anche la manovra del Governo contenuta nel decreto legge 78/2010 incorre nello stesso limite di fondo.
Le parti sociali prendono atto che la Conferenza delle Regioni, all’unanimità, ha giudicato insostenibili le ricadute sui bilanci regionali del decreto 78/2010.
Secondo le Regioni è necessario accelerare la piena applicazione del federalismo fiscale e costruire un percorso condiviso per riequilibrare la ricaduta dei tagli sotto il profilo quantitativo e qualitativo, rispettando il principio del 4° comma dell’art, 119 della Costituzione, che prevede la corrispondenza di risorse e deleghe trasferite.
Secondo la Regione, per l’Emilia-Romagna il decreto comporta un taglio di 780 milioni di euro nel biennio 2011-12, concentrati sull’industria, l’agricoltura, la spesa sociale, la viabilità e il trasporto pubblico locale.
Si ritiene pertanto necessario, così come richiesto dalla Conferenza delle Regioni, che attraverso un confronto Governo/Regioni sia possibile, fermi restando i saldi complessivi della manovra, concordare un riequilibrio nelle riduzioni delle risorse tra i diversi comparti della pubblica amministrazione e nello stesso tempo promuovere azioni coerenti in grado di premiare comportamenti virtuosi e meritevoli di tutte le amministrazioni.
Nei confronti delle istituzioni locali e della società regionale la Regione ribadisce il valore della sussidiarietà, della collaborazione e concertazione, della programmazione negoziata (DUP), della logica di sistema.
A maggior ragione, in un momento di difficile passaggio, occorre fare sistema, per condividere gli obiettivi, razionalizzare gli strumenti di azione, concentrare le risorse pubbliche e private verso la creazione di nuove imprese e di nuova e buona occupazione, verso la riconversione e il risparmio energetico, l’istruzione e la ricerca, la valorizzazione dell’ambiente, la coesione e la giustizia sociale.
L’uscita dalla crisi è infatti strettamente legata alla capacità di innovazione economica, sociale e istituzionale, secondo gli indirizzi contenuti nel Piano Territoriale Regionale.
Si tratta cioè di affrontare in modo coraggioso e costruttivo le grandi questioni dei cambiamenti demografici, dell’alterazione del clima, delle nuove politiche energetiche, dei cambiamenti della divisione internazionale del lavoro, dei cambiamenti del welfare e della qualificazione dei servizi pubblici e privati.
Tutto ciò richiede più che mai uno sforzo comune e una convergenza culturale e politica sulla costruzione della Regione-sistema, per avere un ruolo più forte e visibile dell’Emilia-Romagna nella rete delle regioni motore dell’Europa.
Il rinnovamento e il rilancio dell’industria manifatturiera, dell’agricoltura e dell’ agroalimentare, del commercio e del terziario con riferimento alle diverse tipologie d’impresa (grandi, piccole e medie imprese, artigianato, cooperazione e servizi) sono un obiettivo prioritario delle politiche regionali, che dovranno concentrarsi sul sostegno all’export e alla internazionalizzazione delle imprese e del sistema, la nascita di nuove imprese e filiere produttive (ICT, salute e scienze della vita, green economy in primis), la garanzia del credito per investimenti e liquidità, la costruzione di reti d’impresa e il trasferimento tecnologico.
Gli indirizzi e gli obiettivi dello “Small Business Act” costituiscono una fonte di orientamento della politica regionale, in un territorio storicamente e positivamente segnato dalla presenza della piccola e media impresa.
Per l’industria, le costruzioni, il terziario e il lavoro, già in questo avvio di legislatura, la Regione ha messo in campo una serie di importanti provvedimenti per il passaggio dai distretti industriali ai distretti tecnologici, le reti d’impresa, l’internazionalizzazione, la qualificazione delle imprese del turismo e del commercio, l’edilizia residenziale sociale e la riqualificazione urbana, la formazione professionale, la nascita di nuove imprese, anche cooperative.
Al fine di aiutare gli investimenti pubblici, nonostante la manovra del Governo restringa ulteriormente i margini di azione della Regione e delle Autonomie locali, la Giunta ribadisce l’impegno per la definizione di un patto di stabilità territoriale della finanza pubblica, che consenta la flessibilità nella gestione delle risorse, garantendo la ridistribuzione del surplus finanziario sul territorio.
La Regione conferma inoltre l’impegno delle risorse del POR FESR per la ricerca, l’innovazione e le reti d’impresa e le politiche energetiche; conferma la strategia e le risorse del Piano di sviluppo rurale e si propone di sostenere il commercio e il turismo con la riqualificazione urbana e la riqualificazione delle imprese ricettive; ribadisce l’attenzione per lo sviluppo della montagna e per la valorizzazione di tutto il territorio regionale.
Pur all’interno di un contesto difficile e in presenza di specifiche criticità, l’economia regionale ha le condizioni di base per agganciare e aiutare la ripresa e per riposizionarsi sulla scena europea e internazionale. Le previsioni del PIL, della domanda interna e delle esportazioni per il 2010 presentano il segno positivo. Le indagini svolte dalle principali associazioni imprenditoriali segnalano, accanto al permanere di importanti aree di sfiducia, soprattutto nell’artigianato e nella piccola industria, un impegno per la ripresa degli investimenti e un crescente orientamento verso investimenti per la ricerca, l’innovazione, la formazione del personale e l’ambiente.
Con queste premesse la Regione intende elaborare, con il concorso della comunità regionale, il secondo programma di attuazione del piano energetico e il nuovo piano delle attività produttive.
Ricerca e trasferimento tecnologico, istruzione e formazione lungo tutto l’arco della vita, hanno una primaria valenza strategica. Da ciò l’impegno della Giunta per una legge a favore della valorizzazione dell’autonomia della scuola e dell’Università e per un corretto orientamento professionale delle nuove generazioni, nonché l’accelerazione impressa all’avvio dei programmi di ricerca della rete dei Tecnopoli, in collaborazione con le Università e i principali centri di ricerca del territorio, per i quali si propone di costruire una governance in grado di assicurare la massima sinergia fra Università, centri di ricerca e imprese.
Altrettanto rilevante è la realizzazione della rete delle infrastrutture per la mobilità delle persone, il trasporto delle merci e la circolazione delle informazioni,(reti materiali ed immateriali) sia in funzione della ripresa degli investimenti e dell’occupazione, che dell’efficienza e della competitività del sistema regionale e nazionale, che potrà ulteriormente crescere anche attraverso un rafforzamento della partnership imprenditoriale pubblico/privato.
Le parti sociali ritengono altresì importante, per il rilancio della crescita, lo sviluppo della contrattazione decentrata, aziendale e territoriale, in cui identificare obiettivi condivisi di aumento della produttività, competitività delle imprese e valorizzazione del lavoro.
La sicurezza e la legalità, ivi compresa la legalità economica, sono condizioni imprescindibili di qualunque progetto di sviluppo economico e civile.
I soggetti aderenti al patto chiedono al Governo, alla Magistratura e ai corpi dello Stato di produrre uno sforzo straordinario, in collaborazione con la Regione e le Autonomie Locali, per contrastare il lavoro nero, l’evasione fiscale e la concorrenza sleale.
Nell’ambito delle proprie competenze, la Giunta Regionale presenterà all’Assemblea Legislativa un apposito progetto di legge, nel quadro di una politica rivolta, da un lato, a sostenere le misure di controllo e repressione, dall’altro, a garantire la massima trasparenza degli appalti e politiche premianti la responsabilità sociale delle aziende.
Istituzioni e parti sociali attribuiscono grande importanza alla efficienza della pubblica amministrazione, al taglio dei tempi e dei costi della burocrazia, al contenimento e alla qualificazione della spesa pubblica, su cui, nel corso di questi anni, in Regione a tutti i livelli della Regione il percorso è già in atto. Per tale scopo viene istituita una “task force” congiunta, con il compito di presentare entro 60 giorni dall’insediamento, una proposta tecnica al tavolo di monitoraggio sui principali nodi da sciogliere.
Le parti aderenti al patto ritengono infine che una corretta attuazione del federalismo fiscale, nel contesto di una rinnovata unità e solidarietà nazionale, consentirebbe di responsabilizzare i governi locali rispetto al controllo e alla qualificazione della spesa pubblica e di costruire un nuovo patto fiscale, in grado di contenere sensibilmente e contrastare sostanzialmente l’area dell’evasione e di ridurre il peso del prelievo sul lavoro, le famiglie e le imprese.
16 luglio 2010